L’intelligenza emotiva è una dimensione dell’intelligenza umana che si riferisce alla capacità di attivare una serie di competenze utili per riconoscere, comprendere ed utilizzare in modo consapevole e produttivo le proprie e le altrui emozioni al fine di raggiungere obiettivi personali e professionali. Con essa si intende quindi un tipo particolare di intelligenza che rende le persone protagoniste attive del proprio benessere e della propria salute (Zucconi, 2003).

Tale costrutto definito originariamente da Peter Salovey e John D. Mayer nel 1990, è stato portato all’attenzione del grande pubblico grazie al best seller di Daniel Goleman Emotional Intelligence (1995) aprendo la strada ad una serie di ricerche applicative in ambito psicologico, organizzativo/aziendale e scolastico sia in Italia che nel resto del mondo.

I risultati dimostrano in modo corale quanto potenziare l’intelligenza emozionale con programmi di prevenzione e di intervento abbia impatti positivi sul livello di performance sia in campo aziendale che scolastico. In abito professionale le persone ottengono risultati e maggiore soddisfazione nel loro lavoro; in ambito scolastico bambini e ragazzi ottengono punteggi più alti sia nelle materie scientifiche che letterarie e dimostrano migliori capacità di superare situazioni di crisi o difficoltà.

In un gruppo di persone il QI è mediamente intorno a 100. Allora perché alcune riescono più facilmente ad andare d’accordo con gli altri; ad orientare le scelte e i comportamenti del gruppo; ad avere chiari i loro obiettivi e raggiungerli?

“Il solo QI non è sufficiente. Gli psicologi ritengono, infatti, che tra gli ingredienti per il successo, il quoziente intellettivo pesi per circa il 10% (nel migliore dei casi il 25%)” (Bressert, 2007). Ciò che fa la differenza è proprio il QE, ossia il livello di intelligenza emozionale che rende le persone più o meno abili ad unire pensiero ed emozioni per prendere decisioni vincenti in termini di risultati ottenuti.

Mentre il QI di una persona resta relativamente stabile nel corso della vita, l’intelligenza emozionale può essere appresa grazie a progetti specifici mirati all’apprendimento di alcune competenze che ne definiscono il costrutto.

Molte aziende attualmente, oltre ad usare test sul QE nel processo di selezione delle nuove risorse umane, propongono al loro personale una formazione mirata su competenze quali: autoconsapevolezza emozionale, regolazione del comportamento, visione positiva e proattiva, empatia relazionale e ambientale, consapevolezza organizzativa, leadership, gestione dei conflitti, competenza decisionale, comunicazione efficace e cooperazione.

Viene da sé che introdurre nei programmi didattici delle scuole percorsi per l’apprendimento e il potenziamento di quelle stesse competenze che, secondo Goleman (2001), contraddistinguono l’intelligenza emozionale, significa formare nuove generazioni di lavoratori, professionisti, leader, genitori e, più in generale, persone capaci di agire comportamenti orientati alla propria realizzazione e al benessere.

Sempre più scuole ed organizzazioni educative particolarmente innovative stanno introducendo nella loro offerta formativa percorsi specifici di Social Emotional Learning ottenendo riscontri nei risultati scolastici, in ambito sociale e di promozione della salute sia per gli studenti che per il personale educativo.

Dal mio punto di vista è fondamentale formare in tal senso gli insegnanti in modo che essi stessi possano agire direttamente le competenze dell’intelligenza emozionale nella quotidianità del loro lavoro in classe. Questo infatti permetterebbe loro, oltre che porsi come modello ai ragazzi per l’apprendimento esperienziale delle abilità emozionali, anche di:

  • agire in modo funzionale la leadership facilitando la gestione del gruppo classe;
  • organizzare in modo efficiente ed efficace il lavoro;
  • stabilire un clima relazionale di qualità con i colleghi e con i genitori;
  • aumentare la motivazione e l’autostima prevenendo il bournout.

Su questa scia ho ideato un percorso esperienziale che si pone come obiettivo la facilitazione nei docenti di ogni ordine e grado del potenziamento dell’IE traducendo le relative competenze in strumenti concreti e operativi, immediatamente spendibili nella vita professionale reale.

Il corso Intelligenza Emozionale e Apprendimento Significativo, vuole essere al servizio di ogni partecipante accompagnandolo nella definizione dei propri obiettivi professionali e attivandolo per apprendere in modo diretto, a partire dalla sua personale esperienza, strategie veramente utili alla definizione e realizzazione del proprio piano d’azione.

Chi è interessato può approfondire i dettagli del corso cliccando su http://lab.edizionilameridiana.it/intelligenza-emozionale_molfetta/

 

Fonti

Bressert, S. (2007) Wath is Emotional Intelligence (EQ)?, Newburyport (MA), Psych Central.

Cooper, S. (2013) Look for employees with high EQ over IQ, Forbes

Goleman, D. (2001) Leadership. The Power Of Emotional Intelligence, Northampton (MA), Ed. More than Sound LLC

Goleman, D. (2012) Emotional Intelligence: Why It Can Matter More Than IQ, New York, Ed. Random House

Zucconi, A., Howell, P. (2003) La Promozione della Salute, Molfetta, Ed. La Meridiana.

 

 

 

 

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