Era il 2013 quando, nel bel mezzo di un pomeriggio come tanti, passato nel mio studio a sbrigare lavoro di routine, mi chiama Antonella De Dominicis.

Ciao Francesca. Che ne dici di inserire Emozionando, tra le offerte formative che Hakuna Matata prevede per i bimbi che frequentano il nido?

La proposta mi ha da subito entusiasmata. Portare il laboratorio esperienziale sullo sviluppo delle competenze emotive all’asilo nido coordinato e diretto da Antonella sarebbe stato fantastico!

Fino ad allora, infatti, avevo avuto modo di condurre il percorso, in asili nido e scuole materne la cui progettualità pedagogica, si basa su approcci teorici non specificati. In scuole, cioè, il cui progetto educativo manca di indicazioni su obiettivi di apprendimento epistemologicamente coerenti tra paradigmi psicopedagogici di riferimento e metodologia applicata.

Condurre Emozionando con i bambini delle sezioni medi e grandi dell’asilo nido Hakuna Matata sarebbe stata, finalmente, l’occasione di lavorare all’interno di un ambiente educativo costruito sugli stessi principi teorici del mio laboratorio. Un spazio di apprendimento centrato sul bambino, sul rispetto di lui come persona, sulla fiducia nelle sue innate potenzialità di crescita, di autoconsapevolezza, di autoregolazione. Un ambiente in cui la crescita biologica. psicologica e sociale del bambino è facilitata a partire dalla qualità della relazione con gli adulti di riferimento[1] come anche con il gruppo dei pari.

è cominciato così un percorso durato 5 anni che ha coinvolto più di 70 bambini e i loro genitori. Un cammino fondato sulla collaborazione tra me in qualità di facilitatrice, Lorena, Giulia, Chiara, Michela come educatrici di riferimento dei bambini, Antonella in qualità di coordinatrice e i piccoli abitanti di Hakuna Matata, come protagonisti dell’apprendimento, insieme ai loro genitori. Un viaggio che ci ha visto esplorare, una ad una, le emozioni fondamentali per trovarle e riconoscerle dentro di noi; che ci ha visto contattare e sperimentare insieme, come singoli e come gruppo, la gioia, la tristezza, la paura, la rabbia per scoprirle negli altri intorno a noi; che ci ha visto – attraverso l’uso di un linguaggio fantastico e narrativo, di colori e disegni, di musica e movimento, di personaggi da animare – giocare e agire le emozioni per comprenderne il senso e il vantaggio ai fini del nostro benessere come individui e come comunità di apprendimento.

Cominciamo dall’inizio: Che cos’è Emozionando?

Emozionando è un laboratorio per lo sviluppo del quoziente emozionale (QE)[2] dei bambini che trae spunto dall’Approccio Centrato sulla Persona di Carl Rogers[3], dal metodo sulla comunicazione efficace di Thomas Gordon[4], dai principi della Play Therapy non direttiva di Virginia Axline[5] e dal famoso Kids’ Workshop di Barbara Williams[6]. Tutti questi approcci teorici sono perfettamente in linea con i principi fondanti del progetto educativo di Hakuna Matata.

L’obiettivo del laboratorio è facilitare nei bambini il contatto con le emozioni, aiutandoli a riconoscerle in sé stessi e negli altri e a dare loro un nome. Aiutarli, poi, ad esprimere i loro sentimenti, utilizzando il linguaggio non verbale e verbale sia con i loro pari che con gli adulti di riferimento. I bambini in questo modo imparano a comunicare efficacemente riuscendo a dare soddisfazione ai loro bisogni, aumentando l’autostima e la sicurezza in sé stessi. Tutto ciò favorisce l’esplorazione dell’ambiente intorno a loro, l’espressione della creatività grazie alla quale imparano a trovare soluzioni originali alle sfide del percorso evolutivo, l’apprendimento esperienziale anche grazie al valore dell’errore.

Come ci si riesce?

Step n°1: reperire la materia prima!

Trattandosi di un laboratorio per imparare a conoscere e usare “bene”[7] le emozioni, è fondamentale che i bambini si sentano sicuri di poterle esprimere “cosi come le sentono” e “cosi come lo sanno fare” durante i vari esercizi di volta in volta proposti.

La sensazione di sicurezza è favorita da un ambiente relazionale accogliente, nel quale è possibile esprimere bisogni e sentimenti partendo dal modo in cui ognuno costruisce e decodifica la realtà. Uno spazio di apprendimento autenticamente libero dal giudizio e dal pregiudizio; fondato sulla fiducia[8] e sul rispetto di ogni singolo bambino in quanto persona capace di apprendere e di attivare risorse per risolvere i suoi problemi. Una dimensione laboratoriale che concede di sbagliare ed utilizzare l’errore a proprio vantaggio, per allenare l’abilità di autoregolazione. Un contesto reso “sicuro” dalla presenza di facilitatori dell’apprendimento attenti a non togliere potere[9] ai bimbi, bensì a rispettare i loro tempi e a facilitarli nella conquista degli strumenti con cui essere in grado di valutare i rischi per la propria incolumità, senza ledere la loro nobile voglia di lanciarsi nell’avventura della vita.

Step n°2: predisporre il setting.

Tenendo conto della particolare fascia di età dei bambini che incontro ad Hakuna Matata, ho costruito un ambiente di apprendimento funzionale a quanto appena espresso, basandomi su 3 coordinate:

  • la definizione di poche e semplici regole di comportamento;
  • l’allestimento di un’ambiente fisico facilitante e scevro da pericoli;
  • un’alleanza di lavoro tra le figure responsabili della facilitazione dell’apprendimento.

In linea con gli approcci teorici di riferimento, ho individuato regole di comportamento mirate a potenziare l’innata capacità di autoregolazione dei bambini:

  1. tutti siamo liberi di essere ciò che siamo[10];
  2. prendiamoci cura di noi stessi e degli altri evitando comportamenti pericolosi dal punto di vista fisico o psicologico.

In sostanza, invito i miei piccoli compagni di viaggio a partecipare agli esercizi nel modo che funziona di più per loro stessi: facendo, non facendo o facendo altro. Durante il laboratorio i bambini sanno di essere liberi di vivere le emozioni che provano momento per momento e di scegliere se e quando comunicarle.

Spiego loro che non sono liberi di agire comportamenti che possono arrecare danno o disagio a loro stessi o agli altri.

Essendo, i bambini coinvolti, di età compresa tra i 15 e i 36 mesi:

  • condivido le regole con il gruppo all’inizio del laboratorio e prima di ogni incontro. La ripetizione è utile a confermare l’esistenza del limite e assume una valenza per lo sviluppo di competenze cognitive e sociali.
  • costruisco il messaggio utilizzando il linguaggio narrativo.[11] Un linguaggio, cioè, al tempo stesso comprensibile e attraente: capace di attivare in loro curiosità, interesse e motivazione. Per rafforzare l’effetto del racconto delle regole mi avvalgo dell’aiuto di un puppet a forma di topino, morbido e vellutato al quale ho dato il nome di Mouse Mouse.

è mia cura, inoltre, spiegare ai bambini il senso delle regole, in termini di vantaggio personale e per il gruppo e cosa succede nel caso in cui le stesse non vengono osservate. Quando i bambini si esprimono liberamente agendo comportamenti che comunicano rispetto per sé stessi e per gli altri, l’incontro procede in modo scorrevole in un clima di serenità, scoperta e divertimento. Ogni volta che un comportamento trasgredisce una o entrambe le regole, il laboratorio si blocca. è un’occasione d’oro per facilitare l’apprendimento! Mi metto in ascolto del bisogno del bambino o del gruppo, cercando di dare voce alle emozioni in gioco e di focalizzare l’attenzione sugli effetti di quel comportamento. Infine, utilizzo la comunicazione in prima persona per invitare il bambino e tutto il gruppo a considerare modalità di comportamento più funzionali. L’ascolto empatico non giudicante e la comunicazione in prima persona permettono ai protagonisti (che decidono di correre in tondo, di strappare con la forza un gioco, di mordere, menare, di urlare e così via) di sentirsi legittimati nel loro sentire scoprendo al contempo che la particolare modalità che hanno agito per dare soddisfazione al bisogno percepito non funziona perché crea malessere nella comunità alla quale appartengono; di scoprire che esistono altri modi che funzionano di più per ottenere ciò che desiderano.

La consapevolezza delle conseguenze derivanti dal rispetto o dal non rispetto delle regole ha un’importante funzione per il potenziamento della capacità di autoregolazione, in quanto contribuisce a che i bambini interiorizzino le regole e le rispettino per scelta attiva anche in assenza dell’adulto.

Una volta stabilite regole e conseguenze, è importante predisporre lo spazio fisico per il laboratorio: un ambiente che faciliti l’espressione autentica delle emozioni e l’apprendimento dell’autoregolazione.

Con Antonella De Dominicis abbiamo convenuto che la sala più adatta per ospitare Emozionando sarebbe stata la stanza blu di Hakuna Matata. Le sue dimensioni sono tali da contenere i bambini (circa 10 per gruppo), me e l’educatrice di riferimento seduti in cerchio, lasciando al contempo uno spazio comodo e sicuro per i giochi di movimento. Alcuni minuti prima dell’inizio di ogni incontro, mi reco nella stanza per togliere mobili e giocattoli che normalmente la arredano. L’ambiente neutro, svuotato da fonti di distrazione, facilita la concentrazione dei bambini sulle attività di volta in volta proposte, prevenendo o limitando distrazioni e iper attivazioni comportamentali. L’atmosfera, infatti, rimane per la maggior parte degli incontri abbastanza rilassata e poco caotica.

Questa variabile, apparentemente semplice, raramente è realizzabile nelle strutture scolastiche. Frequentemente gli arredi sono pensati per agevolare il lavoro dell’adulto, piuttosto che il naturale processo di apprendimento dei bambini. L’asilo nido Hakuna Matata, di contro, è una struttura educativa centrata sul bambino dove la disposizione degli spazi e la scelta degli arredi sono congruenti ai principi teorici a cui viene ispirata la programmazione didattica.

Ciò ha rappresentato e rappresenta un indubbio vantaggio per il laboratorio sullo sviluppo dell’intelligenza emozionale che trova già disponibile un ambiente di per sé facilitante.

Altro elemento, sempre relativo al setting, efficace nel dare sicurezza e contenimento, è la presenza di “costanti” lungo tutto il percorso.

I bambini una volta invitati ad entrare, si siedono sul grande tappeto che ho precedentemente disposto al centro della stanza. Aspettano con impazienza la magia iniziale che li trasporta, con le ali della fantasia, nel mondo di Emozionando. La presenza della bacchetta magica e del puppet “Mouse Mouse”, gli occhi tenuti chiusi per creare maggiore enfasi alla situazione, accompagnano sempre questo momento introduttivo. Analogamente mantengo una ritualità alla fine di ogni sessione, invitando i bambini a tornare in cerchio per recitare, prima tutti insieme e poi a turno singolarmente, la formula magica che ci riporta nel mondo reale, caratterizzato da regole e tempistiche differenti. Nonostante spesso i bambini non riescano a rimanere in cerchio per tutto il tempo della magia, ho notato come, anche da posizioni periferiche rispetto al resto del gruppo, oppure impegnati a fare “altro”, essi fin da subito ne memorizzano la formula[12].

I materiali per i giochi rappresentano un elemento altrettanto importante per un setting facilitante. Per il mio laboratorio sulla sviluppo del QE ho scelto oggetti:

  • il più possibile neutri, per favorire la naturale spinta creativa dei bambini;
  • abbondanti, per facilitare la capacità dei bambini di autoregolarsi sulla quantità a loro veramente necessaria per soddisfare i bisogni di conoscenza e divertimento.[13]

Step n°3: creare alleanza

Uno dei principali compiti evolutivi della prima infanzia è la costruzione dell’identità del proprio sé. Dato che l’io si definisce grazie al tu, le interazioni con gli altri significativi influenzano il nostro modo di essere. I bambini, cioè, costruiscono la loro immagine di sé, per ampia parte, in forza di come quella viene loro rimandata dagli adulti di riferimento:[14] più sperimentano accoglienza, calore, autenticità, empatia, tanto più rafforzano abilità fondamentali per la vita[15] come la consapevolezza di sé, l’autostima, l’autoefficacia e la capacità di cercare soluzioni originali ai loro problemi, fidandosi di poter chiedere aiuto in caso di difficoltà.

Un ambiente di apprendimento facilitante è, allora, soprattutto un ambiente relazionale di qualità; ricco di rapporti fra le persone fondati su valori quali rispetto, lealtà, cooperazione. Crescere e apprendere in un tale clima facilita nei bambini la capacità di costruire relazioni efficaci e durature nel tempo.[16] L’opportunità di osservare figure adulte mettere in atto abitudini di comportamento “che funzionano” si rivela uno strumento particolarmente efficace per l’apprendimento delle competenze emozionali e sociali. I bambini, infatti, conoscono le loro emozioni ed imparano a gestirle e comunicarle correttamente proprio grazie al rapporto con le persone significative; ciò in quanto:

  • osservare che i grandi, nella medesima situazione provano emozioni simili e altrettanto faticose da gestire, legittima le loro difficoltà sollevandoli dal senso di colpa e di inadeguatezza;
  • avere il sostegno dell’adulto nel tentativo di riuscire ad abbinare al sentimento un comportamento socialmente accettato, riduce la sensazione di solitudine e aumenta la complicità e il senso di appartenenza;
  • confrontarsi con il comportamento agito dagli adulti di riferimento favorisce l’osservazione di strategie di coping differenti che, in alcuni casi, attivano percorsi di imitazione e rimodellamento delle abitudini disfunzionali.

Risulta, quindi, evidente come l’alleanza di lavoro tra chi facilita l’apprendimento (educatori e genitori) sia elemento essenziale per l’efficacia di qualsiasi percorso di crescita. Tanto più lo è per un laboratorio esperienziale sullo sviluppo delle competenze affettive, come Emozionando.

Nonostante tale conce