Quando accettare i figli significa aiutarli a crescere sereni

Quando accettare i figli significa aiutarli a crescere sereni

Che una mamma o un papà accettino i propri figli per le persone che sono può sembrare scontato.
Bambini, adolescenti o giovani adulti …
… succede però che i nostri figli si comportino a volte in modi che ci sorprendono; che non ci aspettiamo; che reputiamo sconvenienti; poco funzionali al contesto; non in linea con i principi educativi che cerchiamo di insegnare loro. In questi casi i sentimenti che contattiamo sono di disappunto, rabbia, imbarazzo, fastidio e simili.

Cosa succede allora? Provare questi sentimenti significa forse non accettarli?

In realtà ciò che proviamo non è rivolto alla persona di nostro figlio. Il sentimento di non accettazione è suscitato dal singolo comportamento che – in quel momento e in quel contesto – Egli sta mettendo in atto.
Provare quelle emozioni e contattarle – ossia essere consapevoli di ciò che sentiamo – è un’abilità fondamentale che sarà opportuno coltivare se vogliamo essere un genitore efficace! Tale abilità fa parte della nostra intelligenza emotiva (Gottman, 1997) e ci permette di:
accorgerci che nostro figlio agisce un comportamento inefficace al suo benessere bio-psico-sociale;
segnalargli che ciò che sta facendo non funziona;
proporre un modello di comportamento socialmente accettato e funzionale al soddisfacimento del suo reale bisogno.
Accettare i nostri figli, infatti, non significa accettare qualsiasi loro comportamento. Vuol dire, piuttosto, accettarli per ciò che sono. Significa accogliere i loro bisogni, i sentimenti che provano, i valori che orientano le loro scelte, il loro modo di interpretare la realtà quotidiana. Non significa certo accettare passivamente comportamenti inadeguati o socialmente sgraditi. Facilitare i figli a sostituire comportamenti disfunzionali con abitudini comportamentali sane è, anzi, uno tra i compiti fondamentali di una genitorialità efficace.

Come si fa?

L’accettazione o il rispetto profondo (Rogers, 1969; 1980) per il loro modo di essere è una condizione necessaria se vogliamo costruire e mantenere una relazione genitoriale di qualità attraverso la quale agire la nostra funzione educativa. La promozione della crescita dei nostri figli e del loro apprendimento di abitudini comportamentali funzionali al benessere proprio e della comunità di appartenenza (famiglia, gruppo dei pari, scuola, organizzazione professionale) (Zucconi, 2003), passa attraverso un rapporto di qualità. Un’alleanza educativa, cioè, nell’ambito della quale il genitore usa le proprie conoscenze, competenze e abilità di relazione e comunicazione per valorizzare al massimo le risorse personali del proprio figlio.
Quando la relazione beneficia dalla componente dell’accettazione, il figlio attiva un processo di cambiamento che lo porta, passo dopo passo, ad assumersi pienamente la responsabilità delle scelte che compie in vista della propria realizzazione; ad usare l’empowerment per il proprio benessere, che in nessun caso prescinde dal benessere del suo ambiente di vita.

Ma, cosa significa accettare?

Una cosa è provare sincera accettazione per il modo di essere dei figli; ben altra cosa è far loro sentire che li stiamo accettando.
Questa variabile avrà una concreta influenza sui nostri ragazzi soltanto se e quando il sentimento di accettazione sarà per loro riconoscibile, chiaro e percepito come autentico. Infatti, non si può mai avere certezza di essere accettati da qualcun altro finché quest’ultimo non lo dimostra attivamente attraverso la comunicazione non verbale e verbale.
Di contro, la maggior parte dei genitori tende a dare per scontata tale variabile; a considerare l’accettazione come una componente passiva della relazione famigliare: uno stato mentale, un’attitudine, un sentimento.
In effetti l’accettazione è una qualità che appartiene al genitore in quanto persona, ma, affinché abbia un effettiva influenza sull’altro, deve essere comunicata attivamente. (Gordon Training International, 2018)

Cosa serve per comunicare attivamente accettazione?

I professionisti della relazione di aiuto sono ben consapevoli del fatto che l’accettazione sia una qualità necessaria all’efficacia del ruolo di helper. Counsellor, insegnanti, assistenti sociali investono anni e risorse nell’apprendimento e potenziamento delle abilità di comunicazione efficace necessarie a dimostrare accettazione ai loro clienti. Si tratta, sostanzialmente di integrare nelle proprie abituali e spontanee strategie comunicative, determinate modalità che funzionano in tal senso.
La maggior parte dei metodi tradizionali di comunicazione, pur andando benissimo nella quotidianità delle relazioni interpersonali, hanno un effetto disfunzionale in determinati, specifici contesti.
Numerose ricerche sul campo hanno dimostrato che, quando l’obiettivo è aiutare l’altro (a superare una difficoltà, nella crescita, nell’apprendimento di nozioni, regole o valori) è efficace scegliere di utilizzare strategie di comunicazione che “certamente” hanno un effetto benefico sulla qualità del clima relazionale. Modalità non verbali e verbali, che facciano sentire le persone accolte in una dimensione interpersonale rispettosa e libera dal giudizio all’interno della quale esse possano condividere le piccole e grandi difficoltà che vivono e i loro sentimenti autentici, rafforzando il senso di fiducia e autostima.
I metodi che per storia o tradizione abitualmente usiamo per comunicare, di contro in tali contesti, tendono a far sentire gli altri giudicati o inadeguati. Tale clima porta le persone (sane) ad alzare barriere difensive, a chiudersi per proteggere il loro modo di essere bloccando la crescita e il cambiamento.

Queste competenze funzionano anche nella relazione genitore-figlio?

La relazione genitoriale è a tutti gli effetti una relazione di aiuto. In essa, infatti, il papà e/o la mamma (helper) aiutano i figli sostenendoli nel loro percorso di crescita e apprendimento verso lo sviluppo di una personalità sana e socialmente integrata.
Esattamente come un counsellor professionista sceglie con cura cosa dire con l’intento di facilitare l’empowerment del proprio cliente, un genitore sarà di aiuto o di ostacolo al proprio figlio a seconda delle dinamiche di comunicazione che decide di agire.
Allo stesso modo di un professionista della relazione di aiuto, un genitore che vuole essere efficace nel proprio ruolo deve apprendere come comunicare accettazione e acquisire identiche skills di comunicazione.

E’ possibile per un genitore apprendere skills professionali di comunicazione efficace?

L’abilità dell’accettazione può essere appresa attraverso specifici training formativi. Il corso Parent Effectiveness Training della G.T.I., di cui “Genitori Efficaci” è la versione italiana, insegna a noi genitori come comunicare meglio con i nostri figli. Il metodo che il dr Thomas Gordon ha sperimentato 56 anni fa con un gruppo di 17 genitori, oggi è uno dei modelli più accreditati per costruire relazioni famigliari fondate su principi democratici come il rispetto reciproco e la cooperazione (Gordon, 1970).
In verità, molti genitori sono capaci di comunicare accettazione ai loro figli in modo spontaneo e intuitivo. Per questa categoria, detta degli “helper naturali” (Folgheraiter, 2011), è importante:
acquisire consapevolezza della qualità che posseggono al fine di utilizzarla al massimo della sua potenza;
rafforzare l’abilità attraverso il suo uso costante e la condivisione/confronto con altri genitori che vivono esperienze simili.
Coloro che non possiedono tali competenze possono scegliere di apprenderle. Testi, webinar, corsi di formazione, scambio peer-to-peer con altri genitori: tante sono le possibili strade da percorrere in tal senso.

Perché scegliere “Genitori Efficaci” metodo Gordon?

Il corso Genitori Efficaci, ispirato all’Approccio Centrato sulla Persona di Carl Rogers ha dimostrato sul campo di poter effettivamente aiutare i genitori, e chiunque si prenda cura dell’educazione di un bambino, ad utilizzare abilità e strumenti di comunicazione efficace, accrescendo in famiglia la collaborazione reciproca e la risoluzione di problemi. Il metodo Parent Effectiveness Training favorisce la costruzione e il mantenimento di relazioni efficaci tra genitori e figli.
In Italia e nella Svizzera italiana l’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona (IACP) ha l’esclusiva del metodo ed è pertanto l’unico ente autorizzato da Gordon Training International a vendere e svolgere tali corsi e a certificarne formatori.
Personalmente ho acquisito la certificazione nel 2012. Da allora ho condiviso questo percorso con centinaia di genitori, il che mi ha permesso e mi permette di versificare costantemente in prima persona l’utilità del metodo.
Per saperne di più clicca quì


Note bibliografiche

Folgheraiter F., Cappelletti P., (2011), Natural Helpers. Storie di utenti e famigliari esperti, Erikson, Trento.
Gordon T., (1970) P.E.T., Parent Effectiveness Training: The Tested New Way to Rise Responsible Children, New York, Peter H. Wyden Inc.; trad. it. Genitori efficaci. Educare figli responsabili, Molfetta, La Meridiana, 2001.
Gottman J., (1997), The Heart of Parenting, RCS Libri, Milano; trad. it. (2015) Intelligenza emotiva per un figlio, Milano, Rizzoli Edizioni.
Rogers, C. (1969), Freadom To Learn, Colombus, Ohio, Charles E. Merrill Publishing Company; trad. it. (1973) Libertà nell’apprendimento, Firenze, Giunti Barbera.
Rogers, C. (1980), A Way of Being, Colombus, Ohio, Charles E. Merrill Publishing Company; trad. it. (1983) Un modo di essere, Firenze, Martinelli.
Zucconi A, Howell P. (2003), La Promozione della Salute, edizioni la meridiana, Molfetta (BA).

Sitografia

http://www.gordontraining.com/parenting/parents-show-acceptance/ (visitato il 3 novembre 2018 ore 18:30)
http://www.gordontraining.com/who-we-are/gti-historical-timeline/ (visitato il 4 novembre 2018 ore 14:00)
www.francescacoddetta.it (visitato il 4 novembre 2018 ore 15:00)
www.iacp.it

Nuove prospettive del Kids’Workshop

Nuove prospettive del Kids’Workshop

Una sperimentazione nel nido con bambini tra i 2 e i 3 anni

di Francesca Coddetta, Sabrina Maio

 Introduzione al lavoro

Il presente lavoro vuole descrivere un’esperienza sperimentale di applicazione del laboratorio Kids’ Workshop di Barbara Williams ad un gruppo di bambini di 2-3 anni di un asilo nido di Roma. Quello ideato dalla Williams negli anni ’70 è un laboratorio esperienziale che, ispirato al paradigma rogersiano, lavora sul rafforzamento delle qualità centrate sulla persona – accettazione, empatia e congruenza – e sulla valorizzazione della creatività e della comunicazione diretta.

L’efficacia del Kids’ Workshop ai fini della promozione di un sano sviluppo della personalità è stata nel tempo ampiamente comprovata con gruppi di bambini di età compresa tra i 4 e i 12 anni, come verrà descritto successivamente nel paragrafo dedicato. L’ipotesi che ci ha ispirato a sperimentare il KW con bambini più piccoli, è che le caratteristiche evolutive della fascia di età compresa tra i due e i tre anni sembrano particolarmente adatte all’incontro con i concetti e principi alla base del laboratorio. In questo periodo evolutivo, infatti, si osserva la fase iniziale di importanti conquiste come: l’uso della parola ai fini della comunicazione con l’altro; il riconoscimento e la differenziazione delle emozioni di base – paura, gioia, rabbia, stupore, tristezza – sia su di sé che sull’altro; la sperimentazione delle relazioni tra pari; la rappresentazione mentale della realtà – simbolizzazione e teoria della mente. Proporre il Kids’ Workshop in questa fase evolutiva può permettere, dunque, il rafforzamento di tali apprendimenti in un modo che sia immediato e congruente con la tendenza attualizzante dell’individuo in funzione del proprio benessere. Mentre l’applicazione del Kids’ Workshop con bambini più grandi necessita di una prima fase di evidenziazione e consapevolizzazione degli apprendimenti disfunzionali prima di passare alla fase di vero e proprio rafforzamento e valorizzazione delle qualità centrate sulla persona.

Vogliamo iniziare la presente trattazione fornendo un quadro teorico di riferimento relativo al processo di sviluppo durante la fase di crescita che va dai 2 ai 3 anni con la duplice prospettiva di chiarire l’utilità e i vantaggi che può avere per il bambino l’esperienza legata al kids’Workshop e di motivare gli adattamenti che sono stati apportati agli esercizi originali progettati dalla Williams.

Caratteristiche della fase evolutiva: fascia 2-3 anni

Secondo la teoria della personalità di C. Rogers (1951, 1961, 1965), i primi anni di vita sono fondamentali per la strutturazione di una personalità sana, in quanto l’individuo, essendo all’inizio del suo percorso evolutivo, è in uno stato di maggiore dipendenza dalle influenze esterne. In altre parole, l’essere umano, che naturalmente tenderebbe ad uno sviluppo positivo verso l’autorealizzazione, nel periodo della prima infanzia, essendo particolarmente vulnerabile, può più facilmente venire deviato nel suo percorso di crescita, da un ambiente che lo allontani dalla sua “Tendenza Attualizzante”, ovvero un sistema motivazionale intrinseco alla natura umana che ne determina lo sviluppo e ne dirige il comportamento.

La presenza di un ambiente facilitante è, allora, in special modo importante nella fascia 2-3 anni. Ma, quali caratteristiche deve avere l’ambiente per essere definito come facilitante?

Per poter identificare le caratteristiche che l’ambiente biologico, culturale e sociale deve avere per essere facilitante si deve necessariamente partire dalle principali modificazioni a cui il cucciolo d’uomo va incontro durante questa fase di vita. Lo sviluppo deve essere osservato secondo tutti i diversi aspetti della maturazione: neuromotorio, sensoriale, cognitivo, affettivo e relazionale. In genere esso segue modalità fisse nella comparsa dei vari schemi di comportamento; modalità che sono descritte nelle scale di sviluppo (Gesel 1926, Brunet-Lezine 1951, Griffiths 1954). Nonostante siano descrivibili tappe di sviluppo con tempi e ritmi abbastanza costanti che permettono di parlare di percorso di crescita fisiologico del bambino, occorre, però, ricordare che ogni bambino ha ritmi di crescita differenti, mai del tutto simili a quelli degli altri coetanei. Infatti, l’evoluzione maturativa avviene attraverso lo sviluppo di diverse aree della personalità ciascuna